
Ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui è stata elaborata una tecnica di biomedica che consente di trapiantare la personalità di un vecchio in un nuovo e adulto corpo da superman alieno, morire per vivere narra con toni divertenti ma implacabili le avventure post mortem et resurretionem di un arzillo vecchietto americano spedito tra le forze armate dello spazio precisamente le Forze di Difesa Coloniali.
Il prezzo da pagare per il nuovo corpo quasi immortale è infatti un certo periodo di servizio tra le brutali e spietate forze armate terrestri che su mondi alieni e contro avversari abissali e cosmici difendono i magnifici valori terrestri e USA in particolare, quali l’hamburger ed il liberismo, la Borsa e il ketchup, i marines e Guantanamo.
Ne scaturisce un romanzo fluido e divertente, che riesce inoltre a porre interrogativi sulla vita, l’universo e tutto (nella migliore tradizione SF Yankee) che tentano di allontanarsi in maniera a volte convincente dal determinismo luterano che premia sempre il vincente, come salvato da Dio.
Il fatto di vivere una seconda esistenza grazie alla medicina, infatti, e ripartendo da zero, dimostra che ciò che si è realizzato nella vita, per mezzo della volontà di Dio o meno, non ha valore e non da nessun premio.